a cura di Giulia Ferraris
Assumere il ruolo di caregiver nella terza e quarta età
Nell’immaginario comune, la persona anziana è spesso associata all’idea di fragilità, dipendenza e bisogno di assistenza. Si pensa a qualcuno che deve essere accudito, protetto, sostenuto. Eppure, nella vita reale, accade sempre più spesso il contrario: uomini e donne in età avanzata si trovano a ricoprire un ruolo attivo e impegnativo, quello di caregiver. Può trattarsi del coniuge che si ammala e ha bisogno di cure quotidiane, di un fratello o di una sorella non più autosufficienti, oppure di un figlio adulto che attraversa un periodo di difficoltà, come una separazione, un problema di salute mentale o la perdita del lavoro. In altri casi, l’anziano si prende cura dei nipoti, diventando una figura di riferimento stabile all’interno della famiglia. In queste situazioni, l’anziano diventa il punto di riferimento: è la persona che organizza la quotidianità, gestisce le visite mediche, si occupa della casa, offre sostegno emotivo e spesso prende decisioni importanti. È colui o colei che “tiene insieme le cose”, anche quando le energie iniziano a diminuire.
Un ruolo che dà senso, ma chiede molto
Per molte persone anziane, il ruolo di caregiver ha un valore profondo. Prendersi cura di chi si ama rafforza il senso di utilità, di continuità e di appartenenza. È un modo per sentirsi ancora parte attiva della propria storia familiare, ancora necessari, ancora presenti. Ad esempio, una donna di 75 anni che assiste il marito malato può sentire che quel gesto di cura dà significato alle giornate e mantiene vivo il legame costruito in una vita insieme. Oppure un nonno che si occupa quotidianamente dei nipoti può percepirsi come una risorsa fondamentale per la famiglia, qualcuno su cui si può contare. Dal punto di vista psicologico, secondo le teorie costruttiviste, le persone costruiscono il significato della propria esperienza attraverso i ruoli che ricoprono e le storie che raccontano su di sé. In questo senso, essere caregiver può diventare una parte centrale dell’identità: “sono ancora utile”, “sono una persona forte”, “senza di me gli altri non ce la farebbero”.
Il rischio della stanchezza cronica
Allo stesso tempo, però, questo compito si intreccia con i cambiamenti dell’età: un corpo meno resistente, una memoria meno pronta, un’energia che si consuma più in fretta. Le notti insonni, le preoccupazioni costanti, la mancanza di tempo per sé possono pesare molto. Così l’anziano caregiver vive spesso una condizione ambivalente: da un lato la soddisfazione di essere d’aiuto, dall’altro la fatica concreta di sostenere un carico che, giorno dopo giorno, può diventare sempre più pesante. Non è raro che emergano stanchezza cronica, irritabilità, senso di solitudine o sentimenti di colpa per il semplice desiderio di riposo.
La cura dell’altro, se non accompagnata e sostenuta, rischia di trasformarsi in un impegno totalizzante che lentamente erode le risorse personali. Il caregiver anziano può mettere da parte i propri bisogni, trascurare la salute, rinunciare alle relazioni sociali e agli interessi personali. Questo accade quando la persona inizia a definirsi solo attraverso il ruolo di caregiver, riducendo la complessità della propria identità. Tutto il resto passa in secondo piano: non si è più anche amici, genitori, individui con desideri e limiti, ma solo “quello che si prende cura”.
Trovare un equilibrio più sostenibile
A Spazio Forma Mentis, può offrire uno spazio prezioso per l’anziano caregiver. Non si tratta di “togliere” il ruolo di cura, ma di aiutarlo a ritrovare un equilibrio più sostenibile.
In un percorso terapeutico, la persona può:
- dare voce alla fatica, alla rabbia o alla tristezza senza sentirsi in colpa;
- rielaborare il significato del ruolo di caregiver, riconoscendone il valore ma anche i limiti;
- riscoprire parti di sé che rischiano di essere messe da parte;
- imparare a chiedere aiuto e a delegare, senza vivere questo come un fallimento.
Riconoscere l’anziano come caregiver significa anche riconoscere la sua forza, ma senza negarne la vulnerabilità. Prendersi cura di chi si prende cura è un atto fondamentale, che permette di preservare la salute psicologica e la qualità della vita, sia dell’anziano che delle persone di cui si occupa.