a cura di Maria Letizia Villa
Non si tratta di diventare spirituali
Allenare la presenza per vivere meglio ciò che c’è
Quando si sente parlare di mindfulness, molte persone immaginano meditazione, silenzio, immobilità o pratiche lontane dalla vita quotidiana. Per chi sta già vivendo rallentamenti fisici o cognitivi, l’idea di fermarsi ancora può persino spaventare.
In realtà, la mindfulness è uno strumento clinico, fondato su ricerche neuroscientifiche, che aiuta a migliorare il rapporto con il dolore cronico, con l’ansia, con i pensieri e con le emozioni difficili: in generale a migliorare la qualità di vita, nonostante i limiti che accompagnano l’invecchiamento. È un modo concreto di prendersi cura di sè, del proprio corpo che cambia e della propria mente.
Che cosa significa, in pratica
Mindfulness significa imparare a portare attenzione al momento presente in modo curioso, gentile e meno giudicante.
Può sembrare semplice, ma quando siamo preoccupati per il futuro o bloccati su ciò che abbiamo perso, la mente tende a spostarsi continuamente su queste preoccupazioni senza riuscire a restare nel momento presente, talvolta senza accorgersi di ciò che c’è. Allenare la presenza aiuta a ridurre l’allarme interno e a recuperare energia mentale.
Cosa dicono le neuroscienze
Negli ultimi anni numerosi studi hanno mostrato che la pratica della mindfulness può influenzare:
la regolazione del sistema dello stress
i livelli di cortisolo (ormone che aumenta con lo stress)
la qualità del sonno
l’attenzione e la memoria
la percezione del dolore
la flessibilità cognitiva
la risposta immunitaria
Inoltre, alcuni protocolli mindfulness-based sono oggi utilizzati come supporto nella prevenzione del decadimento cognitivo e nella gestione delle malattie croniche.
Questo non significa che la mindfulness curi tutto. Significa che può migliorare il modo in cui il cervello affronta le difficoltà. E’ una pratica che promuove il benessere e la resilienza nell’affrontare i cambiamenti di vita.
Un aiuto nella gestione del dolore cronico e dell’ansia
Quando il corpo cambia o compaiono malattie, spesso aumenta l’attivazione del sistema di allarme. La mente anticipa problemi, immagina peggioramenti, fatica a riposare.
La mindfulness aiuta a interrompere questo circuito, insegnando a distinguere tra ciò che sta realmente accadendo e ciò che la paura aggiunge.
Anche nel dolore cronico è dimostrato da numerose ricerche che l’utilizzo della mindfulness porta benefici (per es. mal di testa, dolore alla schiena, agli arti, al collo, etc) Nel dolore c’è una componente mentale sulla quale abbiamo possibilità di agire. Quando avvertiamo un dolore fisico, poi la ns mente reagisce con paura, rabbia, frustrazione, con la conseguenza di maggiore irrigidimento muscolare e maggiore tensione, aggiungendo dolore. Questa è la componente mentale su cui possiamo agire con la mindfulness, provando a non aggiungere dolore supplementare a quello che già proviamo. Si scopre così che il dolore non scompare, ma diventa più gestibile.
Non significa fare tutto più lentamente
Mindfulness non vuol dire rallentare la vita. Vuol dire abitarla con maggiore presenza, in modo gentile e curioso. Significa poter sperimentare nuove relazioni con il proprio corpo ed il proprio vissuto, valorizzando i punti di forza presenti nell’invecchiamento, nonostante la presenza di cambiamenti, dolori, patologie.
La pratica della mindfulness nella terza e quarta età prevede pratiche di meditazione, movimenti e respirazione adatte a tutti e modulati in base alle caratteristiche di ciascuno. Per alcune persone può essere utile una pratica seduta. Per altre è più adatta la mindfulness in movimento, ad esempio durante una camminata.
L’intervento viene sempre adattato alle possibilità fisiche e cognitive della persona.
In forma individuale o di gruppo
La mindfulness può essere proposta in pratiche individuali oppure in gruppi guidati.
Il lavoro di gruppo permette di condividere le esperienze, normalizzare le difficoltà e sostenere la continuità della pratica. Inoltre aiuta a contrastare il senso di solitudine e isolamento, favorendo la percezione di senso di appartenenza, fattore fondamentale del benessere e della salute mentale a qualsiasi età.
Perché può fare la differenza
Imparare a restare nel presente aiuta a:
- ridurre la ruminazione, ovvero quel chiacchiericcio costante che spesso affolla la nostra mente
- abbassare il livello di ansia
- migliorare la qualità dell’attenzione e di conseguenza della memoria
- migliorare il sonno
- aumentare la tolleranza alle emozioni difficili
- migliorare la flessibilità cognitiva
- recuperare un senso di controllo
Non cambia ciò che è accaduto. Non cambia l’età Ma può cambiare profondamente il modo in cui lo si vive e quindi vivere meglio.