a cura di Maria Letizia Villa
Sostenere le funzioni cognitive, integrare mente, emozioni e cervello
E’ esperienza comune dimenticare dove si sono messe le chiavi di casa o il cellulare, a volte le dimenticanze diventano più frequenti o su questioni più importanti, come per esempio un appuntamento o una bolletta da pagare. Se queste esperienze accadono dopo i 60 anni le persone iniziano a preoccuparsi, vengono vissute con allarme e confusi con l’idea di un deterioramento inevitabile legato all’invecchiamento.
Dal punto di vista neuropsicologico e neuroscientifico, sappiamo che il cervello si modifica con l’età e alcune aree cerebrali risultano meno efficienti. D’altra parte però il cervello mantiene una capacità di adattamento e di plasticità anche nelle fasi avanzate della vita. Per esempio alcune capacità di memorizzare informazioni nuove o l’attenzione cambiano nel corso del tempo, ma in modo fisiologico, rallentano e la mancanza di strategie adeguate peggiora il funzionamento cognitivo globale.
Inoltre le funzioni cognitive non sono entità isolate, ma sistemi dinamici influenzati da emozioni, stress, relazioni, corpo e contesto di vita. Ansia, vergogna, depressione, ritiro sociale possono interferire in modo significativo con memoria, attenzione e funzioni esecutive. Ma anche difficoltà nell’udito o nella vista, così come malattie o lutti familiari incidono sulle capacità cognitive.
Il training cognitivo nasce per rispondere a queste modifiche legate all’età e ai timori in modo serio e non allarmistico, offrendo uno spazio di lavoro che tenga conto sia del funzionamento neuropsicologico sia dell’esperienza emotiva della persona. Il lavoro di training cognitivo tiene conto di questa complessità.
Non si tratta di “allenare il cervello” in modo meccanico, ma di sostenere le funzioni cognitive all’interno di una visione integrata della persona, fornendo strumenti concreti per migliorare il funzionamento cognitivo nella vita quotidiana. La ricerca scientifica ha dimostrato come il cervello lungo tutta la vita mantiene sia una plasticità cognitiva sia cerebrale: questo significa che il cervello ha la capacità di riorganizzarsi e di attivare risorse cognitive se attivati da particolari condizioni e procedure, come per esempio i training di memoria
Che cos’è il training cognitivo
Il training cognitivo è un intervento mirato che lavora sulle funzioni cognitive (attenzione, memoria, linguaggio, funzioni esecutive) attraverso attività strutturate e personalizzate.
A Spazio FormaMentis, questo lavoro non è mai standardizzato.
Viene costruito a partire da una valutazione neuropsicologica e clinica iniziale individuale, che permette di comprendere punti di forza, fragilità e fattori emotivi che influenzano il funzionamento cognitivo. Viene poi strutturato in base agli obiettivi della persona e si conclude con una valutazione finale sul raggiungimento degli obiettivi stessi.
Il training cognitivo non è una ginnastica mentale fine a se stessa. È un lavoro che integra mente, emozioni e corpo con lo scopo di prolungare l’autonomia, migliorare il benessere nelle vita quotidiane, sostenere l’autostima e ridurre l’ansia legata alla paura del declino.
Il training cognitivo proposto da Spazio FormaMentis si colloca all’interno di una cornice cognitivo costruttivista, evoluzionista e trauma-informed, integrata con i contributi delle neuroscienze e delle terapie di terza onda.
Questo significa che:
– le difficoltà cognitive vengono lette nel loro contesto emotivo
– si lavora sulla regolazione dell’ansia e dello stress che interferiscono con le funzioni cognitive
– si favorisce un rapporto più flessibile e meno giudicante con i propri limiti
– si valorizzano le risorse presenti e si individuano le strategie di compensazione più significative ed utili per quella persona (possono essere interne o esterne)
Quando può essere utile
Il training cognitivo può essere indicato in presenza di:
– difficoltà di memoria o attenzione
– rallentamento cognitivo
– difficoltà di organizzazione o pianificazione
– insicurezza rispetto alle proprie capacità cognitive in generale o alla propria memoria
– prevenzione del ritiro e della rinuncia alle attività mentali
Il percorso di training cognitivo viene modulato nel tempo in base agli obiettivi e alle risposte della persona. Prevede un numero massimo di incontri (pari a 10, comprese la valutazione iniziale e finale, al cui cadenza è di solito settimanale o quindicinale)che possono essere poi ripetuti evenutalmente nel tempo e può integrarsi con altri percorsi quali:
– psicoterapia individuale
– gruppi psicoeducativi
– supporto alla malattia
– lavoro con i caregiver